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Formazione e sviluppo industriale: il caso della scuola di disegno di Bassano (1810-1914), in Storia di Venezia - Rivista , I, 2003, pp. 97-128

Formazione e sviluppo industriale: il caso della scuola di disegno di Bassano (1810-1914), in Storia di Venezia - Rivista , I, 2003, pp. 97-128
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    Storia di Venezia - Rivista I, 2003    DIREZIONE Federico Barbierato Giuseppe Del Torre Dorit Raines Walter Panciera Anastasia Stouraiti Alfredo Viggiano Andrea Zannini SEGRETERIA DI REDAZIONE Chiara Vazzoler chiara.vazzoler@storiadivenezia.com A questo indirizzo va inviata la corrispondenza DIRETTORE RESPONSABILE Michele Gottardi Cura dei testi e impaginazione di Chiara Mezzalira, Valentina Rachiele e Federico Barbierato  Storia di Venezia - Rivista, I, 2003, 97-128, ISSN 1724-7446,   ©2003 Firenze University Press Formazione e sviluppo industriale: il caso della Scuola di disegno di Bassano 1810 – 1914) Walter Panciera 1. Introduzione La storia delle scuole di disegno del distretto bassanese conferma in modo ab-bastanza evidente, sul piano empirico e documentario, il ruolo fondamentale che in molti casi poté assumere la scuola pubblica nell'ambito dei processi di sviluppo economico e industriale. La lunga durata e l'intensità dell'esperienza che si svolse a Bassano, la coerenza e l'adattamento flessibile dimostrati dalla locale élite politica e intellettuale, l'apertura verso il mondo artistico, da un la-to, e il mondo produttivo, dall'altro, dimostrano nel nostro caso l'effettiva prati-cabilità di un percorso formativo che addirittura riuscì, per certi versi, ad anti-cipare le esigenze dello sviluppo. “Artisti - operai” è la definizione proposta nel 1871 dal conte Tiberio Ro-berti, fondatore della locale Società Democratico Progressista nonché allora Di-rettore scolastico distrettuale, per indicare gli allievi della scuola popolare di disegno di Bassano 1 . Essa condensa il significato profondo di un lungo cammi-no che non si concluse neppure con la Grande Guerra: la profonda trasforma-zione subita dalla figura del lavoratore artigianale, da mero portatore di compe-tenze tradizionali a soggetto in grado di aprirsi all'innovazione, quando non di stimolarla egli stesso 2 . Ciò avvenne, in particolare, attraverso la scelta di un ti-po di formazione centrato sul sapere codificato riguardante i fondamenti del di-   1    Parole dette dal Regio delegato scolastico Co. Cav. Tiberio Roberti , Bassano, Tip. Antonio Ro-berti, 1871, pp. 5-6. Sulla figura del Roberti, cattolico-liberale progressista e “…personaggio centrale della vita bassanese della seconda metà dell'Ottocento…”: G. Berti,  Storia di Bassano , Padova, Il Poligrafo, 1993, pp. 66-68; cfr. anche: E. Petrini, Tiberio Roberti. Vita ed opere , “Illu-stre bassanese”, n. 6, luglio 1990. 2  Sulla circolazione tra sapere contestuale e sapere codificato nell'ambito dei distretti industriali: G. Becattini,  Dal distretto industriale alla distrettualizzazione: alcune considerazioni , in  Le vie  dell'industrializzazione europea. Sistemi a confronto , a c. di G.L. Fontana, Bologna, Il Mulino, 1997, pp. 65-76; G. Corò, Competenze contestuali e regolazione economica locale , in Un paradig-ma per i distretti industriali. Radici storiche, attualità e sfide future , a c. di C.M. Belfanti e T. Maccabelli, Brescia, Grafo, 1997, pp. 113-134.  Walter Panciera 98 segno, gli stili figurativi e la decorazione 3 . Un sapere, però, che doveva rimane-re ancorato alla concreta applicazione pratica e al contesto lavorativo sul quale andava ad incidere. Questo percorso venne tracciato in maniera via via più consapevole, acco-munando le aspettative delle élite locali con quelle dei lavoratori del compren-sorio. Esso era destinato a mutare, per così dire, lo stesso DNA del tradizionale artigiano falegname, orafo, tipografo, ceramista e così via. Vi si introdusse quel-lo spirito rivolto a un processo di conoscenza - imitazione - innovazione, che di fatto non abbandonò più l'ambiente produttivo bassanese. E' straordinario, in questo quadro, che già nel secondo Ottocento venissero proposte interpretazioni circa il legame tra produzioni leggere ed educazione artistica che sono quasi identiche alla nostra lettura del made in Italy , fondato sul ruolo centrale del design. Il design, d'altronde, altro non è se non una di-sposizione culturale che si applica, attraverso il progetto, all'oggetto della pro-duzione, con la mediazione delle tecniche e dei materiali più adatti. Il suo ri-sultato finale è in ultima analisi un “atto creativo” che si concretizza nell'inno-vazione di prodotto, destinato questo a una fabbricazione in serie che mantiene gli alti standard qualitativi tipici, per altri versi, proprio della produzione arti-gianale tradizionale 4 . La storia delle scuole di disegno di Bassano e della vicina Nove è anche un ottimo esempio di come la formazione professionale non debba guardare di ne-cessità a precostituiti e rigidi sbocchi occupazionali, come ancor oggi pensa o sostiene strumentalmente chi desidera una scuola che sia soltanto funzionale a questa o quella industria, o a un dato gruppo d'imprese, e non proiettata verso lo sviluppo economico e civile di un intero aggregato umano. Nell'era della co-siddetta new economy  e della globalizzazione dei mercati, ogni progetto di for-mazione "chiuso" o eccessivamente finalizzato, oltre ad apparire anacronistico, mi sembra denunci un reale deficit di conoscenza e di riflessione in chiave sto-rica. Con i suoi programmi flessibili, quasi inesistenti, e il suo pragmatismo di fondo, la scuola di Bassano riuscì a seguire per lungo tempo l'evoluzione di 3  Sulla formazione professionale in Italia, si veda in generale: F. Hazon,  Storia della formazione  tecnica e professionale in Italia , Roma, Armando 1991. 4  “Per design, o più precisamente industrial design , s'intende il procedimento creativo che mira a dare forma d'arte a oggetti d'uso di produzione industriale; metodo che cerca di conciliare le componenti funzionali dell'oggetto al suo mercato e ai suoi processi produttivi…”:  Lessico Uni- versale Italiano , VI, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana 1970.   Formazione e sviluppo industriale 99 molti fenomeni artistici, fino a farli diventare elemento di cultura diffusa, in un circuito alquanto proficuo, anche e soprattutto dal punto di vista economico. L'inserimento o la riqualificazione nel mondo del lavoro non risultavano diret-tamente legati alle discipline di studio impartite dalla scuola. Semplicemente, il tipo di formazione prescelto si adattava perfettamente ad una pluralità di me-stieri e addirittura d'iniziative imprenditoriali, che in una data fase storica ri-chiesero l'acquisizione di competenze legate al disegno geometrico, decorativo e figurativo: fonditori in bronzo, artigiani del ferro battuto, orefici, ceramisti, ebanisti, falegnami, decoratori, scultori. Il circuito virtuoso scuola - industria non si attivò sulla base dell'appiatti-mento della prima alle esigenze della seconda, quanto sul piano di una sorta di processo di formazione continua, in cui l'istituzione fungeva da punto di coagu-lo di esperienze, competenze, saperi, interessi e aspettative dell'intera comunità locale, aperta però verso l'esterno 5 .  2. Verso il distretto industriale plurispecializzato Il comprensorio di Bassano si distingue oggi per essere una delle aree a più for-te concentrazione industriale dell'intera penisola. Sono presenti un gran numero di settori industriali, che spaziano dal tessile alla meccanica, dall'orafo alla di-stillazione dell'acquavite. Senza dubbio, un ruolo trainante continuano ad eser-citarlo due tipi di attività che vantano una lunga storia: la ceramica e il mobile. Nel 1996 erano presenti nel distretto bassanese ben 620 aziende mobiliere, con un totale di 3.038 addetti (rispettivamente il 51% e il 44% dell'intera provincia di Vicenza) e 504 aziende del settore ceramico con 2.467 addetti (48% e 38%). Anteriormente alla crisi che ha colpito entrambi i settori nei primi anni ottanta, i numeri erano ancora più impressionanti, toccando il livello record nel 1981: 4.203 addetti nel settore ceramico e 3.567 nel mobile 6 . 5  In questo senso, la scuola assunse il ruolo di agente di uno sviluppo su base territoriale; cfr. per una definizione teorica molto attenta al caso veneto: Corò, Competenze contestuali , cit., pp. 125-131; sul caso specifico vedi anche: B. Anastasia e G. Corò,  Individuazione economico-geografica  dei distretti industriali nel Vicentino , Mestre, Ires, 1995. 6  La raccolta completa dei dati statistici in questione si trova in: M. Peretti e V. Pernechele,  La  dimensione profonda del processo di industrializzazione: il distretto plurisettoriale di Bassano , in  Sistemi locali e percorsi di industrializzazione , a c. di G.L. Fontana e W. Panciera, Padova, CLEUP (in corso di stampa).
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