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Microsoft Word - Agostino L. Monografia Arte e Spiritualit\340 Paleolitico ITA.rtf

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  1 MONOGRAFIA   Spazialità e temporalità in pittura, scultura e architettura, nei momenti in cui si manifesta una nuova spiritualità.   Inquadramento L'interesse per questa ricerca nasce durante lo sviluppo della Disciplina Morfologica, in cui si cominciano a vedere corrispondenze tra alcuni passi di tale Disciplina e la spazialità in arte e architettura.   Sono state molte le produzioni in arte e architettura durante lo sviluppo della storia umana: da Lascaux e Altamira e le cosidette Veneri, alla “città dei fiori” messicana, al Temenos greco o al gotico europeo, per fare alcuni esempi, fino ai nostri Parchi ci troviamo di fronte a delle manifestazioni umane nelle quali si è cercato di plasmare esperienze interne che corrispondevano al sentire di una epoca, di un periodo storico o di un popolo.   Sembra che a volte questo “sentire” di una epoca o di un popolo sia stato ispirato da una spiritualità profonda, di conseguenza sembra essere possibile riconoscere le traduzioni in arte e architettura di quella ispirazione. Potremmo anche parlare delle forme della coscienza ispirata nelle sue manifestazioni artistiche, interessa in particolare investigare la spazialità e la temporalità in quelle manfestazioni.   É quindi prioritario definire che cosa intendiamo per spiritualità, perchè al variare questa definizione ci varierebbe anche tutto il lavoro monografico.   Intendiamo per spiritualità ciò che fu enunciato da Silo il 4 maggio 1999 a Punta de Vacas, e nella intervista di Firenze del 1998. Così come ciò che si spiega nel Dizionario del Nuovo Umanesimo nel libro di Silo Opere Complete volume 2 nei termini Religiosità, Regola d'oro, Atteggiamento umanista e Momento Umanista; inoltre consideriamo anche quanto detto nella conferenza “La crisi della civiltà e l'umanesimo” Mosca 1992 in Opere Complete volume 1.   Lo studio è molto limitato e si riferirà solamente al Paleolitico, la Anatolia neolitica, Oriente medio, Regno Antico di Egitto, Amenofi IV, Creta, mondo antico pre ellenico, le moschee, Xochicalco, Tiwanaku, Gotico e romanticismo cortese, il Rinascimento, i nostri Parchi. Non abbiamo capacità sufficiente per sviluppare uno studio riguardo l'India, la Cina o l'estremo oriente e nemmeno riguardo il mondo arabo, è anche ridotto lo studio sulle americhe.   In questo lavoro affinchè si possano riconoscere le traduzioni in arte e architettura di un sentire ispirato da una nuova spiritualità in differenti epoche, periodi storici o popoli, ci aiuta uno scritto di Kandisky 1 :   Ogni periodo culturale esprime una sua arte che non si ripeterà mai più. Lo sforzo di ridar vita a  principi estetici del passato può creare al massimo delle opere d’arte che sembrano bambini nati morti. Noi non possiamo, ad esempio, avere la sensibilità e la vita interiore degli antichi greci. E se in scultura tentassimo di adottare i loro principi non faremo che produrre forme simili alle loro, ma  prive di anima. D’altra parte la somiglianza delle aspirazioni interiori e degli ideali, la somiglianza cioè fra i climi culturali di due epoche può portare alla ripresa di forme che erano già state utilizzate in passato per esprimere le stesse tensioni  . 2   Per queste ragioni, in epoche – anche se lontane fra loro – nelle quali si manifesta una nuova spiritualità, le forme in arte e architettura tenderanno ad avere caratteristiche simili, sebbene i 1   Wassily Kandisky: Mosca 1866 – Neuille sur Seine 1944   2   W. Kandinsky, Lo spirituale nell’arte, Edizioni SE - 2005    2 contenuti e i contenenti saranno inevitabilmente diversi perchè esprimeranno solo l'epoca nella quale si manifestano. Lo stesso vale per le epoche nelle quali la spiritualità si trova addormentata, anche in quelle   epoche le forme in arte e architettura tenderanno ad avere caratteristiche simili, sebbene i contenuti e i contenenti saranno differenti e rifletteranno solo l'epoca nella quale si manifestano. In ogni epoca nella quale si sveglia una nuova spiritualità le opere in arte e architettura posseggono una misteriosa forza “visionaria”, che è estranea all'epoca e al sentire comune accettato. In ogni quadro è misteriosamente racchiusa una intera vita, una vita piena di dolore o di dubbi, di ore di entusiasmo e di luce. Dove va questa vita? Dove va l’anima dell’artista coinvolta nella creazione? Cosa vuole annunciare? . In periodi di decadenza spirituale l’arte serve solo a scopi materiali. E poiché non conosce materia delicata cerca un contenuto nella materia dura . Deve sempre riprodurre gli stessi oggetti. Il “che cosa” viene eo ispo 3  meno; rimane solo il problema di “come” l’oggetto materiale debba essere riprodotto dall’artista. Questo problema diventa un dogma. L’arte non ha più anima. In ogni “centro artistico” vivono migliaia e migliaia di artisti, la maggior parte dei quali cerca solo una maniera nuova, e crea milioni di opere d’arte col cuore freddo e l’anima addormentata. . Quando vengono scosse religione, scienza e morale, quando i sostegni eterni stanno per crollare, l’uomo distoglie lo sguardo dall’esteriorità e lo rivolge a se stesso. La letteratura, la musica e l’arte sono i campi in cui la svolta spirituale comincia a manifestarsi più sensibilmente. In tutte le epoche quando l’anima ha più vita, l’arte è più viva. E’ ovvio per es. che l’imitazione della natura, quando è svolta da un artista ricco di spiritualità, non è una riproduzione senza vita della natura. In queste epoche ogni opera d’arte è come se dicesse: “Sono”. Di fronte a lei svaniscono, si dissolvono amore e odio . 4   Bibliografia La bibliografia comune per tutti gli argomenti della monografia è la seguente: Silo – Opere complete Vol.1, Ed. Multimage Torino, 2000 Silo – Opere complete Vol.2, Ed. Multimage Firenze, 2003 Silo – Appunti di psicologia, Ed. Multimage Firenze 2008 Wassily Kandinsky – Lo spirituale nell’arte, SE edizioni, Milano 2005 Josè Caballero – Morfologia, Ed. Antares, Madrid 1997 Luca Paccioli – De divina proportione, Biblioteca Ambrosiana Milano Piero della Francesca – De prospectiva pingendi, Editrice Le Lettere, Firenze 2005 Ogni argomento sviluppato avrà, inoltre, la propria bibliografia particolare. Sviluppo Il Paleolitico.   L'interesse è messo sullo studio delle manifestazioni paleolitiche artistiche e non, con i loro contenuti – vale a dire con la loro temporalità – , e con la loro ubicazione ambientale – vale a dire la loro spazialità – , in modo da poter scoprire tratti di spiritualità nell'epoca paleolitica.   Il lavoro è organizzato nel seguente modo: prima si fa uno studio separato di: il fuoco, le sepolture, le statuette femminili, le caverne decorate, poi si relazionano fra di loro questi elementi per arrivare alla fine ad una sintesi interpretativa. 3   Eo Ipso: Esso stesso, lui stesso (è ablativo singolare maschile e neutro, quindi "per lui stesso" "con lui stesso" ecc.)   4 W. Kandinsky, op.cit.    3 Paleolitico e spiritualità E’ un compito abbastanza arduo scovare la spiritualità nell’epoca paleolitica. Il paleolitico si estende da 2.500.000 anni fa con la scoperta dei primi strumenti litici, fino a circa 12.000 anni fa, è un enorme periodo temporale del quale prenderemo il lasso di tempo che va da 300.000 anni fa circa a 12.000 anni fa 5 . L’età paleolitica Sappiamo che l’essere umano dell’età paleolitica era un cacciatore e raccoglitore, e che durante il suo lungo sviluppo durato milioni di anni ha imparato a conservare prima, trasportare poi e infine a produrre il fuoco. Si dice che vivesse nelle caverne ma sono stati ritrovati resti di un accampamento a Lavaud (Francia) databili circa 1 milione di anni fa. Non era certo un cacciatore sprovveduto o “selvaggio”, ne è una prova la scelta di cacciare gli animali in base alla loro età e al loro sesso. I moderni studi di archeozoologia hanno infatti messo in luce – attraverso lo studio sistematico in scavi effettuati in luoghi molto diversi (area di cotture, macelli, fondamenta dei siti, guadi, strette valli) – un atteggiamento selettivo dei cacciatori, volto contemporaneamente a mantenere la scorta delle prede e ad assicurare il rinnovamento delle mandrie. Questo porta a un aumento delle popolazioni e a una progressiva concentrazione in grandi abitati collettivi che arrivarono a contenere centinaia di persone, come nei casi dei ripari 6  di La Madeleine e Laugerie-Bass in Francia, o agglomerati formati da un insieme di capanne seminterrate, come le colonie di cacciatori di mammut della pianura russa. La padronanza del fuoco, l’approvvigionamento di selci di buona qualità e il rifornimento di carne per la popolazione in un territorio relativamente modesto, l’acquisizione di conchiglie, di fossili e di pietre rare o insolite per la creazione di ornamenti, indicano un sistema generalizzato di scambi, un tessuto di contatti e di trasferimenti lungo vie di comunicazione conosciute e praticate dai diversi gruppi umani. Si favorisce così un processo che condurrà poi alla domesticazione di animali e vegetali nel Neolitico, con il conseguente passaggio a una stanzialità delle popolazioni. Sono questi cacciatori e raccoglitori del paleolitico che ci hanno lasciato le testimonianze della più antica attività artistica: il naturalismo. Sappiamo che fu l’arte di cacciatori, che, in uno stadio di economia improduttiva e parassitaria, raccoglievano e catturavano il loro cibo e non lo  producevano; probabilmente vivevano in forme sociali fluide, non articolate, in piccole orde. La loro arte è un naturalismo che raffigura ciò che i sensi percepiscono. 5   L’ Homo Sapiens Sapiens fa la sua comparsa all’incirca 40.000 anni fa. 6 Riparo o riparo sotto roccia: concavità rocciosa o area protetta da una parete naturale e da una sorta di tetto costituito da una sporgenza orizzontale della roccia. Erano utilizzati come abitazione, spesso con l’aggiunta di strutture fatte di pelli, frasche o corteccia.  4 Ciò che è piú notevole nel naturalismo preistorico è che vi si possano già riconoscere tutti gli stadi tipici di sviluppo che appariranno poi nella storia dell’arte moderna…… Questo naturalismo non è una formula rigida e immota, ma una forma mobile e viva che si accinge a riprodurre il vero con i mezzi piú diversi e assolve il suo compito ora con maggiore, ora con minore abilità…… Questo  fenomeno, forse il piú singolare di tutta la storia dell’arte, è tanto piú sconcertante in quanto non trova riscontro nei disegni infantili, né, di solito, nell’arte dei selvaggi. I disegni dei bambini e l’arte dei selvaggi son frutto della ragione, non dei sensi; mostrano quel che il bimbo e il selvaggio  sanno, non quello che vedono realmente. Entrambi offrono dell’oggetto una sintesi teorica, non una visione organica……È viceversa caratteristica del naturalismo paleolitico la capacità di rendere l’impressione visiva in una forma cosí immediata, pura, libera, esente da aggiunte o limitazioni intellettuali, che rimane un esempio unico fino al moderno impressionismo…… I pittori del  paleolitico sapevano ancora vedere a occhio nudo sfumature, che noi abbiamo scoperto soltanto con l’aiuto di complicati strumenti. L’età neolitica ne avrà già perduto la nozione, e fin d’allora l’uomo saprà sostituire saldi concetti alle immediate impressioni dei sensi…… La pittura  paleolitica possiede, apparentemente senza sforzo, quell’unità dell’intuizione sensibile a cui l’arte moderna giunge soltanto dopo una lotta secolare . 7   Il fuoco La storia dell’evoluzione culturale attraverso i lunghissimi tempi del Paleolitico, in  particolare quella relativa alle tecniche della scheggiatura della pietra per fabbricare armi e utensili e quella della colorazione, testimonia la capacità di trasmissione extra-genetica delle conoscenze acquisite, delle tecnologie e dei comportamenti culturali, ma tutto questo non sarebbe potuto avvenire senza la padronanza del fuoco.  Nell’arte del paleolitico non vi è nessuna rappresentazione riferita al fuoco non rimane altro che  basarsi sulle tracce del suo utilizzo, nella ricerca di un significato per gli abitanti di quell’era. Esistono tracce di utilizzo del fuoco fin dalla glaciazione di Mindell (650.000 anni fa), le tracce di combustione e i focolari veri e propri divengono piú numerosi, nei giacimenti paleolitici, a partire dall’interglaciale Mindell-Riss (da 450.000 a 500.000 anni fa).  on vi è alcun dubbio sull’srcine umana di questi focolari: essi sono situati in suoli di insediamento intatti e hanno permesso di rilevare la presenza di cenere, carboni, ossa, pietre bruciate e talvolta persino tracce di rudimentali strutture. Cosí, nella caverna di Pech-de-1’Azé II,  sono stati individuati tre tipi di focolari: quelli elementari, chiamati anche «focolari amorfi»,  situati direttamente sul suolo senza una precisa delimitazione se non, talvolta, alcune pietre disposte intorno all’area di combustione; i focolari pavimentati, ove la combustione avveniva su una superficie costituita da piccole lastre di pietra; e infine i focolari scavati «focolari a sfiatatoio»  per la presenza di un ampio canaletto che prende srcine dal focolare stesso. Tali precise differenziazioni, nonché la complessità delle strutture, testimoniano che a partire da quest’epoca si era raggiunta una perfetta padronanza nell’utilizzazione del fuoco…… Sappiamo anche che il  fuoco è stato tenuto acceso, praticamente fin dove risalgono le nostre conoscenze, in piccoli  focolari ben delimitati, all’interno delle abitazioni, nelle caverne o all’aria aperta. Le soluzioni adottate per questi focolari manifestano prestissimo una notevole ingegnosità nel risolvere le varie difficoltà che si presentavano: scavo di catini, costruzione di ripari di pietra o d’osso,  pavimentazione del suolo sotto i focolari, elevazione del focolare al di sopra di un suolo troppo bagnato, disposizione di un cordolo di pietre, continuo o discontinuo, attorno ai focolari. Questi  focolari erano alimentati con vari tipi di legname, talora scelti in base alle loro qualità di combustione, oppure con ossa, che venivano fornite in abbondanza dalla caccia ai grandi mammiferi. Altri combustibili, come il carbone naturale, potevano essere utilizzati in via 7   Arnold Hauser, Storia sociale dell’arte. Einuadi – Torino 2001    5 eccezionale quando erano disponibili nelle vicinanze dell’insediamento…… Il fuoco stesso è stato anch’esso utilizzato come « strumento»: sappiamo che aveva una funzione in determinate tecniche di lavorazione della pietra (per esempio, la lavorazione termica della selce), del legno e talvolta dell’osso, e che ha reso possibile la preparazione di vari coloranti a partire dalle ocre minerali allo stato grezzo. Infine, si è potuto constatare come il fuoco intervenisse talvolta in fenomeni che esulano dall’ambito puramente utilitario, per esempio nelle sepolture umane, sotto forma di cremazione piú o meno completa dei corpi…… Le modalità della sua applicazione come fonte di luce dovevano essere di vario tipo: oltre alle lampade a grasso o ad olio, venivano utilizzate delle torce vegetali…… Il fuoco è stato sfruttato anche per la cottura degli alimenti, per raddrizzare a caldo il corno e l’osso, per frantumare grossi blocchi di pietra, per scaldare i noduli di selce e per la cottura di paste malleabili con le quali plasmare statuette, infine ha avuto un ruolo nelle  sepolture umane…… Si può ritenere che fin dalla sua prima apparizione esso divenga un elemento centrale nella vita dell’uomo paleolitico… … Altrettanto importante deve essere il ruolo del fuoco quando permette all’uomo di liberarsi dal ritmo giorno-notte imposto dalla luce naturale… ciò comporta la possibilità di accrescere notevolmente la durata delle attività quotidiane e si profila una nuova organizzazione della giornata: la necessità di compiere tutte le attività durante il giorno diminuisce, la pressione del tempo si allenta e diventa possibile una diversificazione. La cottura dei cibi allarga le possibilità alimentari sia sul piano qualitativo che su quello quantitativo, la cottura dei cibi e la modificazione del ciclo notte-giorno hanno ripercussioni sulla sviluppo fisico e persino  fisiologico……    ei processi di diffusione delle idee, si insiste spesso sulla importanza del focolare:  polo delle attività all’interno dell’abitazione, esso rappresenta quasi simbolicamente il luogo di riunione e di scambi, favorendo cosí l’elaborazione di un linguaggio nonché la strutturazione del  gruppo. Ma se il fuoco rappresenta un ausilio prezioso in numerosi campi, bisogna però notare che esso costituisce anche un vincolo permanente: la sorveglianza e le cure continue di cui necessita obbligano infatti alcuni membri del gruppo a restare accanto ad esso per provvedere ad alimentarlo e altri a partire alla ricerca di vegetali combustibili. Questi individui non possono dunque piú adempiere agli altri compiti loro affidati, e s’impone pertanto una nuova organizzazione del lavoro……La scoperta dell’utilizzazione del fuoco ha posto il suo inventore di  fronte a un complesso di problemi nuovi e di possibilità fino allora sconosciute che estendevano il campo delle sue esperienze e lo obbligavano di conseguenza a superare una nuova tappa del suo  sviluppo psichico. Sia sul piano della percezione del tempo (alimentazione del fuoco), sia su quello della strutturazione del gruppo (suddivisione dei compiti e coesione del gruppo attorno al fuoco) o  su quello del dominio della materia (lavorazione e distruzione delle materie prime), il fuoco interviene come fattore di progresso……In un momento in cui il progresso delle ricerche in ambito  preistorico e paleontologico tende sempre più a ridurre 1’«abisso» che separa l’uomo dall’animale, in un momento in cui le differenze fra l’uno e l’altro appaiono per la maggior parte non piú di tipo qualitativo ma semplicemente quantitativo, il fuoco si pone invece come criterio assoluto dell’umanità. essun animale l’ha mai utilizzato, nessun animale è mai riuscito a  produrlo: il possesso del fuoco è un fatto essenzialmente ed esclusivamente umano. 8  È difficile per le persone che abitano l’epoca nella quale viviamo ora, intendere come potrebbe il fuoco nel paleolitico avere qualche significato speciale per le genti di allora. Dovremmo fare uno sforzo per toglierci il trasfondo della “tecnè” che ci proviene da secoli di malinteso sulla domanda e risposta tra Parmenide 9  e la Dea, tale malinteso è alimentato poi da Aristotele 10  e il suo pensiero; questo trasfondo, tipico dell’epoca storica, non esisteva nell’epoca paleolitica, non esisteva un sentire utilitaristico, tecnico, il “che cosa è” nemmeno esisteva, mentre probabilmente il sentire dell’epoca paleolitica era il “chi è”. Vale a dire che nel paleolitico probabilmente nessuno si è mai chiesto su “che cosa è “ il fuoco, ma semmai si saranno chiesti su “chi è” il fuoco. E sicuramente 8 Catherine Perles, Preistoria del fuoco. Einuadi – Torino 1983. 9 Parmenide nasce 2519 anni fa a Elea – Italia, il poema a cui si fa riferimento è “Della Natura”.   10 Aristotele nasce 2393 anni fa a Stagira – Grecia.  
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