Speeches

40 views

Il fenomeno del canto fratto nei secoli XIV e xv: il caso di alcuni centri della Romagna

Il fenomeno del canto fratto nei secoli XIV e xv: il caso di alcuni centri della Romagna
of 14

Please download to get full document.

View again

All materials on our website are shared by users. If you have any questions about copyright issues, please report us to resolve them. We are always happy to assist you.
Share
Tags
Transcript
  i·· Paola DessÌ IL FENOMENO DEL CANTO FRATIO NEI SECOLI XIV E XV IL CASO DI ALCUNI CENTRI DELLA ROMAGNA 1 I risultati dell indagine promossa dal Raphael Il progetto RAPHAEL nell'arco dei quattro anni di svolgimento, mi ha fornii:o l' occasion-e-p- er Terrsire--ultre-umrcin-quantina-di   codici, per -lo più manoscritti, conservati nelle città di Ravenna, Faenza e in alcuni centri vicini come Lugo, Bagnacavallo e Cotignola . 2 L'indagine ha confermato la prassi vocale del canto fratto seppure attraverso testimonianze scritte sporadiche e in prevalenza seisettecentesche. La documentazione scritta, infatti, peraltro assai limitata, con- serva rare testimonianze di questo repertorio, sopratthtto per i secoli XIV e XV considerati quelli iniziali del fenomeno. 3 In particolare, nelle fonti scritte 1. Il presente contributo deriva dalla relazione letta durante il convegno Il canto fratto n Italia, svoltosi a Lecce il13 e 14 ottobre 2006 nell'ambito del progetto RAPHAEL (acronimo di Rhythmic nd Proportional Hidden or Accual ELements in Plainchant), nato nel 2002 da  un consorzio di quattro università italiane -Lecce, Padova, Parma, Pavia -come Pro-getto interuniversitario di rilevante interesse nazionale (PRIN) coordinato dal prof. Marco Gozzi . 2_ Il progetto RAPHAEL mi ha impegnato sul territorio della Romagna per conto dell'unità operativa di Padova, diretta dal prof. Antonio Lovato. Di seguito la sintesi del materiale cen- sito: ITIÀ Bagnacavallo Cotignola Faenza Faenza Faenza Lugo Ravenna Ravenna ISTITUZIONE Biblioteca comunale Taroni Chiesa di S. Stefano 2 Ant Biblioteca comunale Manfrediana Biblioteca del seminario Cicognani Archivio capitolare . Biblioteca comunale Trisi Archivio arcivescovile Biblioteca comunale Classense DO UMENTI 5 Grd, 3 Ant 2 Ant, 3 Grd, 1 Hmn 3 Ant, 1 Grd 4 Ant, 1 Prc, 5 Grd, 1 Pst-Hmn, 1 Oms 3 Mis 1 Rit 6 Grd, 2 Grd-Brv 3 Mis 1 Rit, 1 Prc, l Ant, 5 Grd, 1 K yr 2 Pst 3_ A tutt oggi manca una storia del canto fratto, così come sull'argomento non compare alcuna voce in nessun dizionario o enciclopedia musicale. Tale mancanza si deve principalmente al pregiudizio estetico che ha sempre pesato su questo repertorio definito tardivo e decadente rispetto ad un 'gregoriano autentico'. L'interesse per il canto fratto ha preso avvio dall'analisi del repertorio in ambito locale, esame che ha rilevato la portata del feno-  152 PAOLADEssì d'area ravennate gli elementi ritmico-proporzionali sembrerebbero comparire solo a partire dal XVII secolo. Inoltre, quando Chiesa e Comunità introdu cono all'interno di nuovi codici alcuni brani in canto fracto, nella maggior parte dei casi non fanno ricorso a musiche composte ad hoc per la loro comu nità o chiesa, ma attingono a quel repertorio ormai 'tradizionale', come testimonia la presenza dei Credo Cardinalis, Angelorum e Apostolorum. 4 Eppure la pratica del canto e la tradizione orale ad essa legata dovevano essere differenti rispetto alle fonti scritte. Due testimoni documenterebbero, in fatti, come la prassi vocale con elementi ritmici, nelle diverse gradazioni del frazionamento (proporzionale e non), doveva essere non solo nota, ma prati cata in Romagna almeno sin dal XIV-XV secolo. 2. L esempio faentino Il primo e più antico testimone di canto con elementi ritmici, seppure non proporzionali , prov ·iene- da-Ua   d-i0Ges-i - di -Faenza.- Si - tratta -di un codice membranaceo composito. 5 . Di piccole dimensioni, misura 27Sx20S mm, esso consta di meno. Un resoconto delle prime ricerche svolte si deve ad ANTONIO LOVATO Cantus bi-natim e can\o fratto, in Trent anni di ricerca musicologica: studi in onore di F Alberto Gallo, a cura di Patrizia Dalla Vecchia e Donatella Restani, Roma, Torre d Orfeo, 1996 (Istituto di paleografia musicale, Roma. Ser. 3, Miscellanea, 2), pp. 73-95. Sempre a Lovato si devono gli studi sulla prassi del canto fratto nei principali centri del Veneto: ANT O NIO LOV ATO, «Disciplina musicae  nel seminario di Padova (1822-1882), in Contributi per l storia della musica s cr a Padova, a cura di Giulio Cattin e Antonio Lovato, Padova, Isti tuto per la storia ecclesiastica padovana, 1993 (Fonti e ricerche di storia ecclesiastica pado vana, 24), pp. 299-335; ID ., Canto fratto e polifonie semplici nella tradizione liturgica della basilica di San Marco, in La Cappella musicale di San Marco nell età moderna, atti del convegno iclernazionale di studi, V~nezia Palazzo Giustinian Lolin, 5-7 settembre 1994, a cura di Francesco Passadore e Franco Rossi, Venezia, Edizioni Fondazione Levi, 1998 ([Edizioni Fondazione Levi]. Ser. 3, Studi musicologici. B, Atti di convegni, 2), pp . 85-102. Uno studio volto a ripercorrere le srcini del fenomeno è di più recente riflessione: cfr. MAR CO GOZZI Il canto fratto: prima classificazione dei fenomeni e primi esiti del progetto RAPHAEL in Il canto fratto: l altro gregoriano, atti del convegno internazionale di studi, Parma-Arezzo 3-6 dicembre 2003, a cura di Marco Gozzi e Francesco Luisi, Roma, Torre d Orfeo, 2005, pp. 7-58: 17-18; ID. Canto gregoriano e canto fratto, in GIULI A GABRIE LlI, Il canto fratto nei manoscritti della Fondazione Biblioteca S. Bernardino di Trento, Trento, Provincia autonoma di Trento, Soprintendenza per i beni librari e archivistici, 2005 (Patrimonio storico e artistico del Trentino, 28), pp. 17-47. 4. Per un riepilogo delle melodie di Credo più diffuse cfr. MARCO GOZZI Esempi di canto fratto italiano: il CD audio allegato, in Il canto fratto, cit., pp. 507-546: 508. 5. Faenza, Archivio Capitolare, ms. 1 Nel repertorio di Baroffio, il cantorino compare come A14 (Cantorino I), dicitura impiegata negli anni '70 dall'archivista Giovanni Lucchesi nel nuovo inventario manoscritto conservato presso l'Archivio capitolare; cfr.: GIACOMO BAROffIO Manoscritti liturgici italiani: inventario sommario, n. 20373, on-line all'URL <http://musicologia.unipv.it/baroffio/materiali/msslitur.zip>. Lo studio più ampio relativo al codice si legge in PAOLA GENOVESE Un processionario dell archivio capitolare di Faenza, /\ > l  I IL FENOMENO DEL CANTO FRATTO NEI SECOLI XIV E XV 153 56 carte e ha una legatura antica con piatti di legno e costa rinforzata in cuoio decorato a secco; sul dorso sono visibili 3 nervi mentre sul lato esterno si nota lo scasso per il fermaglio di chiusura oggi mancante. Dal punto di vista del contenuto si distinguono tre parti, databili tra il XIV ed il XV secolo: l In- nario, completo, alle cc. lr-28v; le Lamentazioni di Geremia per la Feria V in Coena Domini .e la Feria VI in Passione alle cc. 29r-38v; il Processionale con- tenente la processio per la Dominica in ramis palmarum (cc. )9r-41v), la pro cessio ad oleum crismale per il giovedì in cena domini (cc. 41v-43r), la pro cessio ad fontem in vesperis per la Dominica resurrectionis seguita dalla liturgia per il lunedì e il martedì successivi (cc. 43r-44r), la processione cittadina per San Marco (In letaniis gregorianis que fiunt in die Sancti Marci, cc . 44r-46v), e la processione al battistero per la benedizione della fonte al Sabbato sancto (cc. 47r-56r). Notizie su queste parti si trovano già nell'inventario redatto dal notaio Pier Paolo Pirotti il 28 ottobre 1444 e ricopiato il 22 maggio 1448 dal canònico Gratiadeus-nel- volume  l ul a-Antiqua,-cc.  1 2 Vi si eggono   le seguenti voci: Ymnarius cum Lamentationibus Iyeremie e 2 Libelli ad processiones. Evidentemente a quella data solo le prime due parti erano insieme mentre il proces- sionale fu aggiunto solo in un secondo momento, forse durante il Cinque- cento, comunque prima del 1598 come si evince dalla nota della controguardia posteriore che riporta per due volte la seguente notizia: «Memoria come passò per Faenza PP Clemente VIII a dì 2 di decembre 1598» e «Memoria come il dì 2 di decembre 1598, cioè MDIIC, passò per Faenza e diedde [sic] la benedittione [sic] solenne in S Pietro Papa Clemente ottavo a hore VI et subito partì per Roma ,,/ Come tratti simili le tre parti presentano: la decorazione con capilettera filigran   ti ad inchiostro rosso e blu alternati; la scrittura gotica in inchiostro mar- rone e rubriche in rosso; l notazione quadrata ad inchiostro marrone su rigo rosso con chiavi C, F e custos; il sib anche in chiave e le barre di divisione ad inchiostro marrone per i membri musicali. Quasi interamente musicato, il co- dice consta di: pentagrammi da 1 a 7 per la prima parte (l'innario); da 9 a lO per la seconda (le lamentazioni); tetragrammi (o righi composti da tre o due linee soltanto) da 5 a 6 per la terza (il processionale). tesi di laurea, relatore Francesco Filippo Minetti, Università degli studi di Pavia, a.a. 1987/88. 6. GI OVA NN I LUCCHESI, L archivio capitolare di Faenza, in Atti dei convegni di Piacenza e Modena (1969-1970), a cura del Centro studi e ricerche sulla antica Provincia ecclesiastica ravennate, Cesena, Badia di Santa Maria del Monte, 1972 (stampa 1973) (   Ravennatens ia », 3), pp. 611-628: 613-614, 619. 7. Aldobrandino di Fano, allora papa Clemente VIII, passò per Faenza in visita pastorale di ri torno da Ferrara, che aveva allora av ocato per la Santa Sede.  154 PAOLA DESsI Differenti, invece, sono la composizione del testo e le mani dei copisti: l  in- nario è scritto su due colonne per pagina con righe di testo sino ad un massimo di 21; le lamentazioni presentano scrittura a tutta pagina con 9-10 linee di testo; infine il processionale è a piena pagina con testo su 5-6 righi. Altre scritte di diverse mani seriori (visibili alle cc. 43r, 44r-46v, 47v, 56v) testimo- niano l uso del codice ancora nel Cinque e nel Seicento. Oltre alla nota sul passaggio del Papa è da segnalare l annotazione sulla controguardia superiore dove si legge che il codice era in uso presso la cattedrale di Faenza «<Misale di San Piero»). Il codice rientrerebbe nei testimoni del semplice canto piano se non fosse per un caratteristico impiego di langa, brevis, semibrevis e punctum presente nella sezione del Processionale nel brano per la Benedizione dell acqua, du- rante il rito del Sabato Santo. Come accade in altri codici per le sezioni pro- nunciate dal sacerdote in modum praefatianis,8 alle parole «Vere dignum et iu- stum est» la cantillatio aggiunge alla classica flexa un ulteriore segnale acustico di articolazione del testo: le cadenze intermedie, così come le cadenze finali, sono sottolineate da due tipi di inflessione musicale che si differenziano per il movimento melodico e, elemento che qui maggiormente interessa, per l arti colazione ritmica. Le frasi corrispondenti alle articolazioni sintattiche del testo, indicate dai moderni segni di interpunzione quali: ; , o dalla gestualità del sacerdote bene- dicente con il segno della croce, iniziano con un movimento che dalla finalis re si porta alla repercussia fa e, dopo eventuali flexae intermedie sulla finalis, terminano con le note fa mi re mi mi. L articolazione delle proposizioni finali del testo, terminanti con il punto e rese graficamente evidenti dal corpo mag- giore e colorato del capo ettera successivo, invece, è resa con un movimento che dalla fi nalis re si porta sulla corda di recita mi per poi cadenzare con le note mi do re mi re (si vedano le Figure 1 e 2). Le due usuali formule cadenzali vengono differenziate dalla varietà ritmica con la quale sono proposte . Tale varietà è in genere conforme all accentua zione del testo e solo di rado risulta essere fedele alla quantità sillabica delle parole. 8. Nel codice non compare il termine modum praefationis, ma esso sembra essere sottinteso dal momento che la rubrica di introduzione al brano successivo riporta: « Hic legitur in tono lectionis». Un esempio simile di Praefatio, rinvenuto nel frammento manoscritto B 24 dell Archivio di Stato di Pontremoli, viene analizzato da John Bergsagel con l Exultet, cantato il Sabato Santo in connessione con la benedizione del cero pasquale; cfr. JOHN BERGSAGEL, Some Early Examples of Rithmic Notation in Plainchant Sources in l canto fratto cit., pp. 359-368: 360-362.    IL FENOMENO DEL CANTO FRATTO NEI SECOLI XIV E XV Figura l: Faeriza Archivio Capitolare Cantorino ros. 1 cc. 48v 49r Figura 2: Faenza Archivio Capitolare Cantorino ros. 1 cc. 49v 50r 155
Advertisement
Related Documents
View more
Related Search
We Need Your Support
Thank you for visiting our website and your interest in our free products and services. We are nonprofit website to share and download documents. To the running of this website, we need your help to support us.

Thanks to everyone for your continued support.

No, Thanks